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Enti Meccanicistici

A. Barone R.

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Materia 39

  • MATERIA 39

La composizione pittorica si avvale delle ben conosciute strutture metalliche illuminate nella parte centrale ed alta. L’autore, che lascia solitamente poco spazio al naturalistico, ricorda che è frutto di un grande sforzo mentale questa luce strana, che è luce interiore che lascia al buio le zone periferiche. La toccata non ha volontà di polemica: fotografa semplicemente la realtà di tanti paesi fuori dal giro. Chi nei marchingegni leggesse storicamente eventuali simbologie, sappia che tali letture non sono nella volontà del pittore. Il rosone sapientemente spostato sull’asse centrale è lì con la solita funzione formale, di morbidezza delle linee, e di significato, di produzione. Si permette quel ruolo perché il dipinto non contempla figure. I piani sovrapposti invece raccontano la stratificazione delle esperienze umane… come se una esperienza coprisse l’altra. L’illuminazione ed il cromatismo della composizione testimonia l’umore del nostro tempo, epoca povera di spirito, dove la cultura della morte prende sempre più spazio nel nostro vivere quotidiano. Angelo Barone vive dipingendo con la speranza che il suo sforzo artistico faccia da specchio, affinché l’umanità prenda consapevolezza del pericolo e lavori per un mondo presente migliore.


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Materia 53

  • MATERIA 53

Una struttura metallica fa da sfondo alla composizione di un macchinario, soprattutto per dare più respiro alla base. Per lo stesso motivo sono presenti tagli. Il disegno si fa più morbido che in altri quadri dello stesso genere meccanico con l’aiuto di elementi circolari e semicircolari che tolgono rigidità. Quello più in basso è un elemento di autoregolazione per l’autore: è un comune tombino che ha funzione di richiamo alla realtà quando egli si sente volare troppo in alto. Angelo ha una sorpresa anche per noi: una più bella e comoda porta antica è la via di accesso o di uscita dell’osservatore. Quanto a sé stesso, in quest’opera egli ci offre un brano importante della sua filosofia di vita. Per capirlo partiamo dall’ingranaggio in primo piano. Il rosone quasi in posizione centrale sostituisce ogni tipo di figura umana, sino a quando quella non acquisti un grado di consapevolezza tale che le permetta di essere il fulcro di umanità: essa deve prendere coscienza e consapevolezza di non avere da nessun potere sull’altro e sulle cose, che in questo mondo tutti hanno lo stesso diritto all’esistenza, che non va calpestato, così come neanche un filo d’erba. Il segno dell’acquisita maturità è l’inattaccabilità della ruggine. Ma come sul ferro la ruggine è facilmente presente nonostante la verniciatura dell’uomo, così è difficile trovare ingranaggi perfettamente liberi da essa. La metafora dei quadri macchine prende finalmente valore completo e ci offre una visione pessimista del mondo, almeno certamente assai critica.

Le composizioni che chiameremo di enti meccanicistici, fatti di pure geometrie, hanno note rosate che incantano su fondi bluastri dal potere magnetico. Somigliano vagamente a quegli elementi meccanici che servirono agli interessi civile ed industriali di Leger intorno agli anni 1917/1918. Rispetto a quelli, questi aggiungono uno stato d’ansia, di fibrillazione cheta. Tali elementi arcani, scoperti nei primi anni ’90, diventano elementi fondamentali della grammatica di molte composizioni e costituiscono perciò presenze significanti trasversali a molta parte della produzione del nostro pittore. Il primo di tali lavori è MATERIA 35, un acrilico dentro cui Angelo riconosce la radice vera del suo linguaggio pittorico, che si manterrà per 18 anni, sino ad oggi indelebile. Governa la composizione un rosone decentrato verso l’alto, ancora una volta posizionato secondo le regole della sezione aurea intuita, esso rende più soft le linee rigide di tutto l’impianto, scandite in piani scultorei metallici.


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