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Innovazione e Tradizione

A. Barone R.

Materia 46 © 2008 www.vallomusic.it

Materia 46

  • MATERIA 46

L’interesse è solo per il busto, messo di profilo quasi perfetto, mentre parte della veste porpora illumina la parte bassa del dipinto. Un altro debito di Angelo verso la storia dell’arte italiana.Ed anche residui evidenti del mondo industriale, che l’autore non ha difficoltà a confessare d’essere presenti nel suo essere e di portarli ovunque si trovi. Un mondo che si è preso dal suo conto esistenziale dodici anni della sua vita. Il dipinto prende forma grazie alla luce che viene da sinistra. È luce celebrale, proviene dall’alto. Crea contrasto dove non c’è vita. Noi siamo figli del contrasto, senza il quale saremmo invisibili. Questa luce mette a fuoco la verniciatura umana, quella pala che attesta la fusione e quei marchingegni industriali assurdi, non funzionali alla produzione. Il rosone centrale è sempre lì, simbolo di protezione, come l’uccello-serpente. Per Angelo esso è sempre presente, come emblema dell’evidenza della necessità di fusione del tutto: “ L’arte di ieri e di oggi si mescolano per diventare un’arte senza tempo.” Questo è il suo sogno.


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Materia 48

  • MATERIA 48

La figura di un Santo Papa si impadronisce del tempo e dello spazio meccanico, su cui domina con dignità nonostante l’avanzare della ruggine. Il colore prevale, vivacemente, sulla ferraglia, mentre una forma astratta secondo l’autore “ di drago, di uccello o di serpente sembra racchiudere l’icona in una nicchia protettiva, mentre offre una variante cromatica in più ed arricchisce il movimento da sinistra a destra. Un rosone, messo in bella evidenza all’incontro delle diagonali, costituisce uno sbalzo prospettico, ma è anche a protezione concreta del tempo, delle cose e della memoria storica. La prospettiva è curata e “ dà l’impressione ottica all’osservatore di poterla analizzare ed osservare da diversi punti di vista, come si fa con la scultura “, dice Angelo. Questo è importante per lui, perché “ una religione alla quale non puoi togliere o aggiungere nulla è una religione morta “. L’immagine quattrocentesca dalla barba bianca attira l’attenzione sul periodo della storia dell’arte preferito da Angelo, al limite tra Gotico e Rinascimento.


Materia 50 © 2008 www.vallomusic.it

Materia 50

  • MATERIA 50

L’arte classica è il vero ossigeno delle creature di Angelo: in questo caso è la perfezione delle immagini di Raffaello a fornire “ le basi ed il pilastro dell’arte contemporanea “. La sfida dell’autore è rendere il dipinto come se fosse stato eseguito su di una lastra di ferro, per richiamarlo al suo linguaggio espressivo moderno. L’inserimento “ forte “ di orologio contemporaneo non sembra disturbare più di tanto questo brano estrapolato dallo sposalizio della Vergine. Grazie a questo oggetto avviene nel dipinto la fusione con l’amata storia dell’arte. L’innesto pare tanto riuscito da far pensare ad Angelo che non esiste un’arte antica ed una moderna, ma solo “ un’arte fatta bene ed un’arte fatta male “. Al grande disco s’aggiunge l’asta oscillante di un pendolo fermo: rimane la funzione di blocco del tempo ed anche l’illusione che, fermando il tempo, si possa fermare la ruggine. Applicato al tema del matrimonio, fusione vera tra due persone, è un manifesto della sua indissolubilità.


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Materia 110

  • MATERIA 110

In questo grande quadro il rosone occupa tutto il primo piano, forse per far meglio notare all’osservatore il fenomeno che accade. La composizione si apre all’esterno grazie al fondo reticolato ed al loggione aperto su svelte colonnine. Il biancore luminoso dell’esterno ha il corrispettivo di due finestrelle allungate poste di lato alla nicchia centrale. L’architettura del dipinto risulta alleggerita e ariosa. Testimonia che qualcosa è cambiato nei circuiti mentali dell’autore. Nella grammatica compositiva del suo linguaggio. Ciò significa che interiorità ed esteriorità si fondono per lui. È un momento armonizzante. Andiamo perciò ora a leggere che cosa porta l’asse centrale. La figura propone un uomo costretto, artificialmente bloccato, legato non libero. Ancora il riferimento viene dalla storia dell’arte. La silouette viene da una prigione di Michelangelo. Non è più la pittura, ma la scultura. Ciò ha una nuova valenza chiaroscurale prospettica, aumentata dal gioco delle tonalità e delle velature. Il percorso visivo sulla tela si snoda tra piani sovrapposti, indagando in una specie di vista dall’interno. Chi voglia datare questo quadro ha difficoltà in quanto il trattamento coloristico subisce ancor di più l’effetto polveroso degli altri realizzati.

Materia 111 © 2008 www.vallomusic.it

Materia 111

  • MATERIA 111

Il chiarore, decisamente potenziato, ritorna in questa composizione dove le silouette umane sono due, poste sull’asse mediano, una maschile un po’ più in alto a destra, una femminile un po’ più in basso a sinistra. Al centro rimane la struttura meccanica formata da un rosone e vari marchingegni coordinati. Il richiamo all’arte avviene attraverso la scultura, di epoca classica. Arreca movimento, grazia, armonia e morbidezza in quello spazio rarefatto dove tutto diventa scultoreo. Il tessuto su cui Angelo Barone lavora è quello metropolitano, dove la macchina impedisce una condizione di vita serena all’uomo come alla donna, ma dove comunque “ si consumano i grandi avvenimenti artistici e le nascite delle nuove tendenze “. Un modo amato e odiato, mentre l’autore continua a vivere “ con il solo impegno mentale “ e con le narici aperte, per sentirne l’odore.

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