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A. Barone R.
Accovacciato fantasticamente sul davanti di sequenze filmiche significative della vita massificante rivendica per l’autore, insieme alla sua indiscussa libertà, anche l’autonomia di giudizio, l’autorità e l’onorabilità del suo mestiere. Nello zaino che il pagliaccio stringe in sé con decisione ci sono gli strumenti del suo lavoro. Tavolozza, pennelli, colori acrilici e stracci, questi ultimi umili servitori sono importantissimi per la sua arte. La ricerca formale è per gran parte anatomico-coloristica ed il carattere fondamentale del quadro è il luminismo. Il tema contenutistico, che si svela qui essere programmatico, è “contro”.


Angelo Barone si stacca dalle opere precedenti per la nuova profondità prospettica e per l’evidente maestria della citazione centrale del nudo di giovane, perfettamente rubato a Michelangelo Merisi. L’autore situa sé stesso sulla sezione aurea della composizione, in postura seduta ed intellettuale, quasi dentro al quadro di Caravaggio. Nello sfondo si leggono i risultati di lezioni futuriste e russe post-marinettiane sia nel colore che nella linea. La composizione è veramente “arieggiata”: la luce entra equilibratamente nel portico da tutte le parti, grazie ad un colonnato bianco che s’indovina tutt’attorno e sul quale poggiano placidi archi a tutto sesto. Lo spazio intorno alla figura dell’artista si amplifica geometricamente, mentre i colori tenui, nei loro toni pastello riferiscono una sensazione di sogno, piuttosto che della realtà che circonda tutti noi. Deposto il pennello, a quadro finito, il pittore si accorge di aver davanti la prova di un cambio, di un salto nella produzione.
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