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Ritratti

A. Barone R.

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Materia 101

  • MATERIA 101

Angelo ha, di questa figura di Madonna leonardesca, preso il solo volto, per riportarlo alla realtà femminile, al di là della personificazione religiosa. La grande tela fa parte dei ritratti presi dalla storia dell’arte e dipinti intorno al 2003. Il simbolo rischia di offuscare il reale - dice Angelo - mentre nel momento della rilettura mi interessava solo di esaltare la femminilità. Ho un gran rispetto della donna. Questo è un tema caro e raro: fino ad oggi ho dipinto poche figure femminili. Lo faccio solo quando ho qualcosa da dire. Noi leggiamo nella sua reinterpretazione un modo riuscito di esaltare la femminilità, mettendo in evidenza la dolcezza dei tratti somatici, la serenità insita e la fragilità, grazie alla sciabolata di luce proveniente dall’alto a sinistra. In essa è chiaro il rapporto interpretativo che viene instaurato, assolutamente rispettoso del prototipo. “ Temo che, esagerando, la figura possa ammalarsi…” - dice Angelo, che ne parla come se fosse viva.

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L’individuo sulla grande tela è uomo. Un uomo molto particolare perché porta la tiara papale e, sulla mano guantata appoggia la parte inferiore del volto. Un grande disco dorato gli crea un alone-aureola che porta i percorsi visivi continuamente sugli occhi, socchiusi. Molti attributi d’oro, anche l’anello e la stola, ci dicono il suo rango nelle gerarchie religiose. Angelo li ricava con un procedimento difficile, scavando attraverso vari strati di colore di fondo, appositamente voluti per rendere lo spessore e la vibrazione delle tonalità, sotto alle velature superficiali. Eppure tali virtuosismi non sono fine a sé stessi, né lo scopo né la ragione della scelta del soggetto, caro al Trecento ed in questo caso a Simone Martini. La motivazione è la straordinaria profondità di pensiero che emana l’atteggiamento, con la sola presenza del volto e poco più. L’interpretazione chiaroscura mostra la diafana carnagione dipinta sull’affresco originale, San Martino in meditazione, Cappella di San Martino, Basilica inferiore di San Francesco, Assisi anno 1317 circa. Ecco un bell’esempio di interpretazione moderna fedele.

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